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Sistema pensionistico nei Paesi Bassi: come funziona e cosa cambia

Sistema pensionistico nei Paesi Bassi: i tre pilastri, la pensione statale AOW e la riforma in vigore dal 2023. Cosa cambia per aziende e lavoratori.

Sistema pensionistico nei Paesi Bassi: i tre pilastri e la riforma delle pensioni
Indice dei contenuti
  1. Il sistema pensionistico olandese in sintesi
  2. Le principali novità della riforma
  3. Che cosa significa per aziende e lavoratori
  4. Guardare avanti
  5. Domande frequenti

Il sistema pensionistico dei Paesi Bassi sta attraversando cambiamenti profondi, pensati per garantirne la sostenibilità e l’equità anche per le generazioni future. La riforma, avviata dalla nuova legge olandese sulle pensioni in vigore dal 1° luglio 2023, punta a rispondere alle sfide poste dall’invecchiamento della popolazione, dall’evoluzione del mercato del lavoro e dalla pressione finanziaria legata al mantenimento di riserve pensionistiche elevate in un contesto di tassi d’interesse bassi prolungati.

Il sistema pensionistico olandese in sintesi

Il sistema pensionistico dei Paesi Bassi si articola su tre pilastri:

  1. Pensione statale (AOW): finanziata dai contributi dei lavoratori, l’AOW garantisce un reddito pensionistico di base a tutti i residenti. Ogni persona matura il 2% della propria pensione statale per ogni anno in cui vive o lavora nei Paesi Bassi, fino alla pensione piena dopo 50 anni di contribuzione.
  2. Pensioni aziendali e di categoria: il secondo pilastro comprende i piani pensionistici finanziati da datore di lavoro e dipendente, che rappresentano una quota rilevante del reddito pensionistico della maggior parte dei lavoratori. Circa il 90% delle aziende olandesi offre piani di questo tipo.
  3. Previdenza privata: il terzo pilastro riunisce i versamenti volontari su prodotti bancari o assicurativi individuali, con incentivi fiscali entro un determinato limite. È un pilastro particolarmente rilevante per chi non ha accesso alle pensioni aziendali, come i lavoratori autonomi o chi ha rapporti di lavoro non stabili.

Le principali novità della riforma

La riforma fa passare il sistema dagli schemi a prestazione definita (Defined Benefit, DB), in cui il pensionato riceve un reddito annuo fisso, agli schemi a contribuzione definita (Defined Contribution, DC), in cui la pensione dipende dai contributi versati più i rendimenti degli investimenti. Un cambiamento che affronta il tema della sostenibilità finanziaria a fronte dei mutamenti demografici e delle oscillazioni economiche.

  • Sistema basato sui contributi: le pensioni future matureranno sulla base di contributi definiti, con investimenti gestiti in forma collettiva. L’obiettivo è rendere le pensioni più aderenti all’andamento economico: più alte nelle fasi favorevoli, ricalibrate nelle fasi negative.
  • Nuovi contratti pensionistici: la riforma introduce nuove tipologie di schemi DC, tra cui quelli solidali e quelli a premio flessibile, che si differenziano soprattutto per il modo in cui i rendimenti degli investimenti vengono attribuiti ai partecipanti.
  • Contributi indipendenti dall’età: la riforma impone contributi pensionistici svincolati dall’età, superando il sistema precedente in cui il costo previdenziale variava a seconda dell’età. In questo modo la ripartizione dei contributi tra le diverse fasce d’età risulta più equa.
  • Età minima di adesione e aspetti fiscali: l’età minima per aderire a un piano pensionistico scende da 21 a 18 anni. La riforma introduce inoltre un tetto contributivo massimo pari al 30% della retribuzione pensionabile, uniformando il trattamento fiscale tra i diversi livelli di reddito.

Che cosa significa per aziende e lavoratori

I datori di lavoro devono rivedere, ed eventualmente modificare, i propri accordi pensionistici per conformarsi alle nuove regole. Questo significa passare agli schemi DC ammessi e verificare che i contributi rispettino il nuovo requisito di indipendenza dall’età. Aziende e dipendenti potrebbero dover negoziare adeguamenti dei piani esistenti, soprattutto per gestire il passaggio dal modello DB a quello DC. Per le aziende estere che impiegano personale senza una società di diritto olandese, un Employer of Record può farsi carico dell’iscrizione ai piani pensionistici e della gestione conforme del payroll nei Paesi Bassi.

Guardare avanti

Per le agenzie di recruiting internazionali e per chi lavora all’estero, conoscere questi cambiamenti è fondamentale. Gli expat, in particolare, dovrebbero capire come i contributi versati nei Paesi Bassi si combinano con i sistemi pensionistici del Paese d’origine o degli altri Paesi in cui hanno lavorato. I Paesi Bassi hanno accordi di sicurezza sociale con diversi Stati che agevolano il trasferimento di diritti e contributi pensionistici, con effetti anche rilevanti sulla pianificazione previdenziale di chi si trasferisce.

Questa revisione del sistema pensionistico olandese è un passo proattivo verso un assetto previdenziale più flessibile, sostenibile ed equo, in linea con le tendenze globali della pianificazione previdenziale. Per indicazioni puntuali su come affrontare i cambiamenti, aziende e lavoratori possono rivolgersi a consulenti legali e finanziari specializzati in diritto e normativa previdenziale olandese.

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Utile da sapere

Domande frequenti

Il sistema pensionistico olandese poggia su tre pilastri: la pensione statale (AOW), che matura al ritmo del 2% per ogni anno di residenza o lavoro nei Paesi Bassi fino alla pensione piena dopo 50 anni; le pensioni aziendali finanziate da datori di lavoro e dipendenti, offerte da circa il 90% delle aziende olandesi; e i piani pensionistici privati su base volontaria, con incentivi fiscali entro un determinato limite.

Dal 1° luglio 2023 la riforma fa passare il sistema dagli schemi a prestazione definita, con un reddito pensionistico fisso, a schemi a contribuzione definita, basati sui contributi versati più i rendimenti degli investimenti. Introduce inoltre contributi indipendenti dall'età, abbassa l'età minima di adesione da 21 a 18 anni e fissa un tetto contributivo pari al 30% della retribuzione pensionabile.

Le pensioni aziendali non sono universali, ma circa il 90% dei datori di lavoro olandesi offre piani finanziati da azienda e dipendente, che costituiscono una quota rilevante del reddito pensionistico della maggior parte dei lavoratori. Chi non vi ha accesso, per esempio i lavoratori autonomi, può ricorrere ai prodotti previdenziali privati del terzo pilastro.

Chi lavora all'estero dovrebbe capire come i contributi versati nei Paesi Bassi si combinano con i sistemi pensionistici del proprio Paese d'origine o degli altri Paesi in cui ha lavorato. I Paesi Bassi hanno accordi di sicurezza sociale con diversi Stati che agevolano il trasferimento di diritti e contributi pensionistici, con un impatto potenzialmente rilevante sulla pianificazione previdenziale.

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